Sparire, dissolversi, fuggire, darsi alla macchia, eclissarsi. Si chiama ghosting larte di far perdere le proprie tracce, gettando angoscia nellinterlocutore con cui fino al giorno prima eravamo in contatto, fisico o virtuale, e magari anche in confidenza. Che sia subìto o agito, il ghosting sembra essere una pratica altamente diffusa specialmente sul web e si definisce come una violenza psicologica di cui lo schermo/dispositivo rappresenta un elemento emblematico e ambiguo allo stesso tempo.

Il dispositivo si configura in tal senso come unestensione della persona, con tutto il suo bagaglio emotivo, corporeo e concreto. Ora unapparenza o unimmagine ideale ora una realtà impalpabile e sfuggente, esso si trasforma facilmente in valido pretesto per giustificare la fuga, la sparizione senza lasciare tracce, labbandono. Un fenomeno sempre esistito ma che oggi ha trovato migliori strumenti, divenendo talvolta specchio di un disagio sociale e psicologico della contemporaneità che sfugge sempre di più al contatto e al confronto diretto, a tu per tu.

Se da un lato le nuove tecnologie sono responsabili del progressivo isolamento dellindividuo, dallaltro la sperimentazione di nuovi contesti in cui tessere trame sociali permette di oltrepassare barriere culturali e politiche, superare tabù legati al proprio corpo e, in particolare, consentono di creare un nuovo spazio per il proprio tempo libero, dove vagare con la mente e dare vita a scenari possibilistici, staccandosi da una realtà sempre più arida ed alienante dando libero sfogo alla capacità immaginativa.

Alle porte dellera cyborg, in cui corpo e tecnologia sono intimamente fusi tra loro, vengono ridisegnati i limiti di uno spazio che non è più basato sulla distanza, non presuppone cioè una presenza collettiva degli individui nello stesso luogo, ma si configura come spazio topologico che crea continuamente nuovi tessuti connettivi.

Lo schermo diviene dunque finestra su un universo che è tuttaltro che macchinico, in cui sentimenti, emozioni e affetti prendono forma, in cui fantasticare su scenari possibili, intessere nuovi rapporti o portare avanti relazioni a distanza allinterno di quello che è ormai stato da tempo identificato come un villaggio globale(McLuhan, 1964).

Non c’è da stupirsi allora se alla perdita di un legame che genera unassenza nella dimensione virtuale dellindividuo, corrisponda una sofferenza tuttaltro che irreale, se labbandono finisca con il manifestare gli stessi effetti, sia se subìto “dal vivoche su una chat di Facebook, poiché quello in cui viene vissuto è comunque uno dei mondi possibili che abitano il nostro tempo.

Per accompagnare lessere umano allinterno di un percorso di ricostruzione della propria soggettività alla luce delle nuove tecnologie, larte ha il compito fondamentale di disegnare la cartografia di territori ancora da esplorare e di raccontare, come le parole non possono fare, la complessità della modernità nelle sue contraddizioni e diramazioni.

Allinterno di questo articolato panorama, la mostra ghosting presenta cinque giovani artisti i cui lavori testimoniano i sintomi di una bellezza legata ad una realtà percepita in modo evanescente, dove le relazioni si liquefanno, gli spazi si annidano dei pesanti resti che labbandono lascia dietro di sé, dove la realtà non si perde né si distrugge, ma si trasmuta in altro.

Attraverso i linguaggi del digitale uniti o accostati alla fisicità della materia e ai suoi “resti” con cui sempre fare i conti, le opere di Lidia Bianchi, Claudia Gori, Leonardo Moretti, Anna Rose e Federica Rugnone, rappresentano realtà invisibili, descrivono lassenza nel suo manifestarsi, cogliendone le tracce nel movimento minimo che sposta loggetto/soggetto assente verso i suoi stadi di passaggio e trasmutazione.

Concepire la possibilità di vedere loggetto/soggetto assente non è che un sogno, una nostalgia o unossessione, che sembra tuttavia materializzarsi nel potere dellimmagine. La mostra invita così a riflettere anche sulla natura dellimmagine in quanto sembiante, suggerendone attraverso il medium fotografico e video, entrambi capaci di rappresentare la visibilità di un movimento altrimenti invisibile, il ruolo conoscitivo e la potenza trasformativa. In una gara con e/o contro il tempo, ogni lavoro manifesta una parte di realtà colta in un singolo momento, in unistante unico che sembra ripetersi ma che non è mai lo stesso, dove il veridico sembiante finisce per celare in sé quella verità cercata ma che la parte afferratasemplicemente evoca.

In tal senso, il ghosting (o la sparizione repentina), diviene il pretesto per indagare una realtà in cui presenza e assenza, reale e virtuale si fondono e si confondono, restituendo unimmagine del mondo nella sua discontinuità e trasparenza, un mondo in cui la stessa difficoltà di districarvisi non fa che aprire continuamente innumerevoli possibilità.

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GHOSTING

a cura di Silvia Bellotti e Erica Romano

opening 17.09, ore 18

dal 18.09 al 18.10

dal martedì al giovedì, dalle 16.00 alle 19.00

LDM Gallery

via dei Pucci, 4 – Firenze

Artisti in mostra: Lidia Bianchi (Latina, 1992), Claudia Gori (Prato, 1986), Leonardo Moretti (Prato, 1991), Anna Rose (Massachusetts, USA, 1982), Federica Rugnone (Prato, 1987)

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