Il progetto In punta di piedi, a cura di Erica Romano e Silvia Bellotti, nasce dalla volontà di valorizzare il complesso della Biblioteca Umanistica di Storia dell’Arte dell’Università di Firenze, attraverso l’installazione progressiva di opere d’arte di artisti contemporanei provenienti da tutta Italia: Adriana Amoruso, Sara Colzi, Rosita D’Agrosa, Raffaele Di Vaia, Tiziano Doria, Gabriella Furlani, Franco Ionda, Mom3nto | Miriam Bettarini & Franco Spina, Federica Rugnone e Chiara Spataro.

I lavori vengono presentati a distanza di un mese l’uno dall’altro, con un’operazione di allestimento prolungato nel tempo che accenda di volta in volta una piccola luce in punti sempre diversi dello spazio. Le opere dovranno dunque essere cercate nelle sale, avvicinandosi con cautela, rispettando la natura del luogo, deputato allo studio e alla riflessione, e favorendo un approccio discreto, in punta di piedi.

Utilizzando diversi mezzi espressivi (dalla pittura alla fotografia, dall’installazione alla performance) gli artisti presenti in mostra offrono la propria interpretazione dello spazio, creando un dialogo silenzioso tra le opere e la memoria storica del luogo e rielaborando in chiave contemporanea sentimenti e simbologie quali la maternità, l’accoglienza, la cura, che hanno ispirato capolavori come quelli che, in passato, ornavano le mura di queste stanze così ricche di storia.

La Biblioteca, situata al 56 di via della Pergola, è infatti ubicata nell’antica Chiesa sconsacrata dell’Orbatello (1372) la quale, a sua volta, era inserita all’interno di un complesso, denominato Ospizio dell’Orbatello, destinato ad accogliere le famiglie più bisognose, in particolare vedove con figli. Nel 1704, per volere di Cosimo III, alcuni locali dell’ospizio vennero destinati alle cosiddette “gravide occulte”, che vi si ritiravano per partorire in segreto.

Per tutelare – ma anche separare – chi ospitava, tale luogo si configura dal principio come spazio nascosto, tanto che una delle possibili origini etimologiche della parola “orbatello” è stata fatta risalire al fatto che le donne ospitate fossero orbate, cioè private della vista dei congiunti, così come “occulte” erano le partorienti con i loro bambini indesiderati. Un luogo dunque che, per quanto localizzabile, si trova ad essere fuori da ogni altro luogo, fuori dalla società e dai ritmi quotidiani e che si profila sempre come una parte isolata del tutto, una porzione di vita extra moenia che risponde alle proprie regole, pur restando paradossalmente nel cuore della città.

Uno spazio altro, ideale e reale insieme, eterotopico, per dirla alla Foucault. Negli anni l’edificio subirà altri cambi di destinazione, mantenendo sempre questa connotazione di luogo sospeso nello spazio e nel tempo: dal 1811, infatti, come ricorda la targa su un portale settecentesco, è un ospizio per malate lungodegenti (ospizi, carceri e manicomi sono luoghi eterotopici per eccellenza), verrà poi convertito in ospedale oftalmico e, infine, parte della struttura sarà adibita a biblioteca, spazio eterocronico di raccolta perpetua, “ove il tempo non smette di accumularsi e raccogliersi in se stesso” (Foucault). Da culla di donne e bambini nascosti, dunque, a culla culturale, di un sapere stavolta nascosto nei libri.

Nel 2012, grazie a un importante lavoro di restauro, l’ex Chiesa dell’Orbatello è stata svelata alla comunità in tutta la sua ritrovata bellezza. Lo sviluppo di tale spazio, tuttavia, non ha mutato la sua radice, serbando il senso ultimo della sua esistenza nel trascorrere indefesso del tempo, con tutte le sue rivoluzioni e contingenze.

Il progetto della mostra intende quindi raccontare un bisogno di sguardi, disvelando il mistero di queste stanze, che a poco a poco affiora dal mare dei secoli. L’obiettivo è ricucire la memoria e stavolta aver cura di non abbandonare, dimenticare o rinnegare non solo una vita e l’arte. della vita, ma anche la vita dell’arte.                                                                    


In punta di piedi
a cura di Erica Romano e Silvia Bellotti

Artisti in mostra: Adriana Amoruso (Trani, 1991), Sara Colzi (Firenze, 1990), Rosita D’Agrosa (Polla, 1989), Raffaele Di Vaia (Torino, 1969), Tiziano Doria (Venosa, PZ, 1979), Gabriella Furlani (Maracay, Venezuela, 1951), Franco Ionda (Firenze, 1946), Mom3nto | Miriam Bettarini&Franco Spina (Firenze, 1991 e Cosenza, 1992), Federica Rugnone (Prato, 1987), Chiara Spataro (Como, 1974).

 

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